Wedgwood.2020-01-31T16:00:31+00:00

WEDGWOOD.

Darwin, la fotografia ed il mistero di una foglia d’albero.

Il 7 aprile 2008 l’asta fu rinviata. Era una partita di pochi fogli di carta color ruggine. Si riteneva che il valore del lotto potesse variare tra i 100.000 ai 150.000 dollari. I sei foglietti “fotogenici  venivano datati attorno al 1839 ed attribuiti a William Henry Fox Talbot. Ma nei giorni che precedettero l’asta alla Sotherby’s (importante casa d’aste londinese) giunsero molte richieste di informazione. Fu, allora, interpellato lo studioso e storico della fotografia Dr. Larry Schaaf. Questi dette una risposta imprevista e sorprendente. La sua opinione era che i fogli non fossero da attribuire a Talbot, ma ad un ricercatore che più di vent’anni prima aveva  condotto esperimenti per fissare le immagini su carta resa sensibile alla  luce. Il suo nome era Thomas Wedgwood. Schaaf aveva infatti rintracciato nell’angolo di uno di questi fogli un piccola “W” scritta con inchiostro. Inoltre la provenienza dei fogli ed una corrispondenza dell’amico di Thomas, James Watt (quel Watt inventore della valvola di regolazione della velocità per la macchina a vapore), lo portarono a ritenere che tra il 1790 ed il 1791 avvenne la prima impressione permanente di un’immagine su carta. Oggi diremmo la prima fotografia.

Qui inizia la nostra storia. In Inghilterra alla fine del XVIII secolo in piena rivoluzione industriale. 

Il tredicesimo figlio del vasaio Thomas Wedgwood, Josiah, all’età di nove anni lasciò la scuola ed iniziò a lavorare nella bottega di famiglia. Lavoro che dovette presto abbandonare in seguito alla menomazione del ginocchio destro lasciatagli dal vaiolo. Si dedicò quindi allo studio ed alla ricerca sulla ceramica. In seguito lasciò il la bottega di famiglia e iniziò una nova attività con lo stimato vasaio Thomas Whieldon. Alcuni anni dopo si mise in proprio introducendo nella produzione della ceramica novità (il color crema) che gli valsero la benevolenza della Regina moglie di Giorgio III. Chiamò Etruria la nuova fabbrica, in cui introdusse concetti di suddivisione del lavoro. Il motto di Etruria era “Artes Etruriae Renascuntor” (Rinascita delle Arti Etrusche) e si ispirava alla collezione delle ceramiche etrusche raccolte da Sir William Hamilton, ambasciatore del Regno Unito a Napoli.

Josiah ebbe sette figli. La figlia Susannah si sposò con l’amico e collaboratore del padre Erasmus Darwin, da cui ebbe Charles Darwin. Quel Darwin che tutti riconosciamo come il “padre dell’evoluzionismo”. Il figlio di Josiah, zio di Darwin, Thomas, ha un ruolo molto importante nella nostra storia. Quarto figlio, nacque nel 1771. Fu istruito essenzialmente in casa, salvo una breve parentesi all’Università di Edimburgo tra il 1797 ed il 1798. Thomas trascorse la sua breve vita tormentato da una misteriosa malattia, che generava forti e persistenti mali di testa. La malattia lo costrinse ad abbandonare il lavoro presso la fabbrica del padre e  viaggiare. Cercò rimedi in Inghilterra, in Germania e, nel 1800, nell’ovest dell’India. Nonostante i rimedi che il nonno materno Erasmus Darwin (il papà di Charles Darwin) gli aveva prescritto (e forse proprio per quelli, trattandosi di oppio), Thomas morì nel 1805 all’età di 34 anni. 

Thomas dedicò la sua breve vita a sperimentare le “solar pictures”, come le chiamava: immagini su carta su cui depositava uno strato di nitrato d’argento.

Di Thomas Wedgwood ci resta oggi un importante documento edito assieme a Sir Humphrey Davy intitolato : “An account of a method of copying paintings upon glass and of making profiles by the agency of light upon nitrate of silver”. Cioè “Descrizione di un metodo per copiare immagini sul vetro grazie all’azione della luce sul nitrato di argento”. Il documento fu pubblicato sul Journal of the Royal Institution of Great Britain. Nel documento fu annotato che non si conosceva il meccanismo per interrompere il processo di sensibilizzazione, l’immagine non poteva essere conservata. Nel 1819 Sir John Herschel scoprì un metodo per fissare l’immagine.

Ma se l’intuizione di Larry Schaaf è  corretta e se le prossime ricerche sull’argomento la convalideranno, allora potremo dire che la controversa foglia d’albero è la prima fotografia  stabile della storia.

© Roberto Salvatori

Biografia:  

“An Image Is a Mystery for Photo Detectives”, Art & Design of The New York Times, 7 april 2008.

Michele Smargiassi, “La fotografia ha vent’anni di più”. La Repubblica 29 marzo 2008.

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