Robots

Jobs Robots Revolution

Jobs Robots Revolution corso di fotografia luce laterale

 

Ricevo questo articolo e decido subito di tradurlo in italiano,  soprattutto perchè in Italia di queste cose se ne parla pochissimo o per nulla, mentre negli Stati Uniti si sente una certa preoccupazione. Interessante un commento a questo articolo, che, nella sua edizione originale, cita una frase di Thomas Jefferson:  “We will be soldiers, so our sons may be farmers, so their sons may be artists“.  Jefferson, naturalmente, non si riferiva alla rivoluzione robotica, ma la frase rende bene il concetto.

I ricercatori dell’Università di Oxford stimano che un 47% dei posti di lavoro negli Stati Uniti verranno automatizzati nelle prossime due decadi. Ma che tipo di lavoro prenderanno i robots?

Prima di tutto dobbiamo definire, almeno per questo articolo, il termine “robots”: intendiamo parlare di tecnologie basate su algoritmi in grado di apprendere, algoritmi che sono ospiti di specifici computer dedicati a particolari attività attualmente eseguite da esseri umani.  Tenendo a mente questa definizione, pensiamo a cosa fare quando il lavoro nei servizi sarà tutto affidato ai robots.  L’articolista dice ironicamente di avere una soluzione per il lettore, affinchè possa essere l’ultimo a perdere il lavoro a causa di un robot, ma ce lo racconterà alla fine dell’articolo.

1 – Middle Management

Se la tua funzione lavorativa principale è di riportare un numero in una casellina Excel, metterla poi in un’altra cella e scrivere una relazione di come ciò avvenga, i robots stanno bussando alla tua porta. Tutte le attività dove la tua conoscenza  “speciale ed unica” è quella di valutare le relazioni casuali tra i numeri delle celle di una matrice Excel saranno le prime ad essere sostituite. Sei avvisato.

2 – Venditori di commodity (vendita di pubblicità, suppellettili, ecc.)

Salvo che tu non venda sogni o magie o gestisca negoziati usando benefits, scontistiche  o altro che non abbia nulla a che vedere con specifiche, prezzi e disponibilità, incomincia a pensare alla tua prossima attività lavorativa. L’uso delle macchine taglierà così tanto i costi di qualsiasi processo di vendita (richiesta di preventivo, offerta e quotazione, ordine, realizzazione e spedizione) che sarà indispensabile per un direttore generale dover acquisire nuove macchine. Attenzione: se ti trovi in questa situazione sei vicino al precipizio.

3 – Scrittori, Giornalisti, Autori ed Annunciatori.

Scrivere è difficile. Ma non lo è scrivere report. Le macchine possono essere molto tenaci nel leggere informazioni, confrontarle con immagini o video, o analizzare qualsiasi tipo di materiale e creare un rapporto facilmente leggibile o annunciabile. La pronuncia di un testo da parte di una macchina si sta evolvendo così rapidamente che è realistico aspettarsi molto presto la sostituzione degli annunciatori, senza citare i commentatori di sport o attività finanziarie. A proposito,  state pianificando la scrittura di un vostro romanzo? Scrivetelo presto, perchè le macchine potrebbero fare anche quello.

4 – Contabilità

L’elaborazione dati (Data Processing) probabilmente ha creato più posti di lavoro di quanti ne abbia sostituito, ma le macchine che apprendono (machine learning), applicate a queste attività, saranno così precise e migliori della controparte umana che qualsiasi impresa vorrà adottarle. La contabilità robotica è nella sua prima infanzia, ma è cosa semplice l’applicazione ai sistemi basati su costi e ricavi, inventari, controllo, verifiche e molte altre attività ragionieristiche che gli umani ora stanno facendo. In questo settore ci si aspetta molto presto uno scossone.

5 – Medici

Questo è uno dei pochi aspetti positivi dell’invasione dei robots. Attualmente, difatti, nel mondo vi sono 7,3 miliardi di abitanti. Ci si aspetta di raggiungere gli 8,5 miliardi nel 2030, 9,7  miliardi nel 2050 ed undici miliardi nel 2100. Sono dati dell’United Nations Department Of Economic and Social Affairs. In pratica se tutti quelli che desiderano  divenire medici lo diventeranno, in un mondo così popoloso, mancherebbero ancora i medici.

La notizia buona è appunto che i robots divengano medici, diagnostici e chirurghi. Negli US secondo quanto riportato dal  Memorial Sloan Kettering Cancer Center, il sistema Watson dell’IBM sta facendo “squadra” con gli operatori sanitari in una dozzina di ospedali, offrendo consigli sui migliori trattamenti per specifici tipi di cancro, così come per la diagnosi preventiva di questa malattia. Robots ultra precisi vengono già utilizzati per le operazioni di  protesi al ginocchio e per la correzione della vista. Questa tendenza continua con incredibile velocità. Lo scrittore non si pronuncia  di come sarà il robot che verrà a fianco del vostro letto. Ma se l’algoritmo verrà programmato per essere “caloroso e gentile” il robot sarà “caloroso e gentile”.

Pochi posti di lavoro si salveranno.

Durante l’amministrazione Obama, è stato pubblicato un rapporto presidenziale (il rapporto non è più disponibile sul sito whitehouse.gov ma l’originale si trova a questo link) che include una previsione angosciante: “Esiste la probabilità che l’83% dei lavoratori che guadagnano 20$ l’ora o meno possano essere sostituiti da robots entro i prossimi 5 anni,  mentre per quelli che guadagnano 40$ l’ora la probabilità è  del 31%” . Chiaramente i robots stanno arrivando.

Che cosa fare.

Nel suo What Will You Do After White-Collar Work, l’autore propone: “Innanzi tutto il progresso tecnologico non è ne buono ne cattivo, semplicemente c’è. Non deve essere preoccupante e non ci deve portare al lamento ‘quanto erano belli i vecchi tempi…’. Non aiuterebbe nessuno. L’aspetto positivo è che noi sappiamo cosa sta accadendo. Tutto quello che dobbiamo fare è adattarci alla nuova situazione”.

Adattarsi a questo cambiamento significa comprendere come si evolverà la relazione uomo-macchina. E’ difficile, ma non impossibile. Già conosciamo come le macchine in grado di apprendere stanno iniziando ad automatizzare alcune, se non molte attività “low-level cognitive”, cioè a basso livello cognitivo.

Il nostro obiettivo è quello di sfruttare le nostre capacità cognitive ad alto livello per anticipare quelle parti del nostro lavoro che verranno completamente automatizzate. Capire così quali parti del nostro lavoro sono troppo difficili da automatizzare per  assecondare la collaborazione (partnership) uomo-macchina. E’ questo l’approccio più pratico.

Con questa strategia possiamo lavorare adattando le nostre competenze. Eravamo utilizzatori di strumenti, saremo partner di strumenti (in originale tool-partners).

Divenire sofisticati partner e gestori del rapporto uomo-macchina non salverà tutti i posti di lavoro, ma è chiaramente il cammino per prolungare la nostra carriera, mentre cerchiamo di comprendere come il lavoro evolve ed in quale direzione il nostro intelletto potrà dare un contributo di valore.

 

Chi è Shelly Palmer.

Shelly Palmer è il CEO del Palmer Group, struttura consulenziale per le soluzioni tecnologiche e  lo sviluppo del business, oggi focalizzata al collegamento tra media e marketing con un’enfasi speciale sulle nuove soluzioni basate sul machine-learning e sui sistemi decisionali. Palmer è esperto digitale della Fox 5 di New York, scrive una colonna settimanale su AdAge ed è commentatore alla CNBC e alla CNN. Potete seguirlo su @shellypalmer o visitando shellypalmer.com.

L’originale in lingua inglese di questo articolo si può trovare cliccando qui.

 

Perchè un fotografo si interessa ai robots.

Giorni fa lessi questo articolo sulla mia rubrica LINKEDIN. Certo non “ci azzecca nulla” la fotografia con la robotica, perchè l’aspetto intellettuale, di ricerca e di interpretazione sarà sempre svincolato dall’automazione. Ogni scatto è unico ed ha valore per questo. Ma la mia storia è legata all’informatica ed al lavoro decennale presso le multinazionali, dove il dovere principale di un manager è alzarsi la mattina ed “interpretare il cambiamento”.

Naturalmente anche la fotografia sta evolvendo ed il cambiamento non solo incide sulla professione, ma anche sulle attività dei nostri clienti o potenziali clienti. La rivoluzione digitale ha reso “semplice” l’uso della fotografia, non solo con l’evoluzione di macchine fotografiche sempre più evolute, ma anche con quell’oggetto “personale” che è diventato il telefono cellulare. Oggi tutti in qualsiasi circostanza scattano fotografie, alcune bellissime, e le possono pubblicare rendendole disponibili sui social in pochissimi secondi. Su tablet e smartphone è possibile aggiungere ritocchi per migliorare e rendere “uniche” le immagini, milioni di immagini con cui quelle dei fotografi (a pagamento) devono competere. Parecchi professionisti  stanno oggi passando dallo scatto della foto alla stampa, dedicandosi quasi esclusivamente a questa attività. Praticamente “Scatta pure tu, caro cliente, le tue foto… e lascia che sia io ad aiutarti a riportale su carta, quadri, libri o pannelli”.

Quella della stampa è certamente una tattica che permetterà di sopravvivere ad alcuni negozi. Non è però, stando a quanto dice Shelly Palmer, la giusta strategia. Tutta l’attività relativa alla gestione delle stampe rientra nel punto 2) di questo rapporto: è tutto completamente e semplicemente automatizzabile e, data la grande velocità con cui le stampe oggi ci vengono consegnate, direi che questo processo è già molto avanzato.

Noi fotografi dobbiamo interrogarci giornalmente su quale sarà la nostra professione del futuro, come evolverà, come si differenzierà dalle attività di “puro scatto” di amatori o persone qualsiasi. Ma questo è un altro discorso e lo tratteremo a parte.

Grazie per la Vostra attenzione… se siete arrivati a leggere anche queste poche righe finali.

Roberto Salvatori

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