June 2017

La matematica della fotografia

La matematica della fotografia.

Le fotografie, quindi le immagini, sono il frutto di moltissimi numeri. Prima di tutto noi conosciamo i pixel: risoluzione uguale a una certa quota di pixel. Ma molti altri sono i numeri che entrano in gioco nella fotografia. Si parla di ISO, si parla di diaframmi e di lunghezze focali, poi di tempi e frazioni di essi. Ma c’è una numerazione di cui spesso non si comprende appieno il significato. Intendo quel numero che preceduto dal simbolo “#” identifica esattamente un colore.

Già sappiamo che i colori vengono rappresentati da una terna di numeri, ciascuno dei quali identifica la luminosità di un determinato colore primario. I colori rimari sono il ROSSO, il VERDE ed il BLU. Da qui l’acronimo che l’identifica in lingua inglese: RGB. Di conseguenza un colore viene rappresentato da una terna di numeri: R215, G12, B76. La luminosità di ciascun colore viene indicata con un numero decimale che varia da 0 a 255. Zero vuol dire completa assenza di luce per quel colore. 255 significa invece la massima luminosità registrabile per quel colore.

Di conseguenza il bianco viene rappresentato dalla stringa alfanumerica R255, G255, B255. Mentre il nero viene rappresentato dalla stringa R0, G0,B0. Dove “0” è zero e non o.

Rappresentazione binaria dei colori.

Però esiste anche un altro modo per rappresentare i colori. Tutte le persone che hanno a che fare con la grafica ed in particolare con la fotografia li hanno usati. Si tratta del metodo binario. Semplicemente i valori di luminosità dei colori primari vengono affiancati gli uni agli altri e preceduti dal segno “#”. Di conseguenza il colore prima rappresentato nella stringa decimale R215, G12, B76 diviene: #11010111 00001100 1001100. Questa però è la sequenza che conosce il computer. E’ la rappresentazione di quel preciso colore così come viene scritta in RAW nella memory delle vostra reflex. Noi umani abbiamo bisogno di una semplificazione per ricordare un numero così grande. Per cui è stata universalmente adottata la rappresentazione ESADECIMALE del medesimo numero binario.

Passare dalla rappresentazione Esadecimale a quella Binaria e viceversa è molto semplice. Sempre per convenzione si è scelto di rappresentare il valore della luminosità mediante 8 bit. Per questo il valore massimo assoluto della luminosità di un colore primario è in decimale 255. Questo è il valore di 2 elevato all’ottava potenza. Cioè 2x2x2…. otto volte. Vene quindi dedicato un  Byte ad ogni colore. Il nostro colore allora diviene #d70c4c. E’ semplicissimo passare dalla rappresentazione esadecimale a quella binaria.

Prima di tutto diamo un’occhiata i numeri esadecimali: essi hanno simboli che vanno dal decimale 0 al decimale 15 (in totale rappresento 16 numeri. Quindi sarà per convenzione si sono presi i seguenti simboli in parte identici a quelli decimali (fino al numero 9): 0,1,2,3,4,5,6,7,8,9,A,B,C,D,E,F  Intuite immediatamente che il simbolo “A” prende il valore deciamale di “dieci” e via così fino a “quindici” che viene rappresentato dai due caratteri FF che in binario sono 1111 1111.

Allora come si vuole dimostrare il nostro colore rappresentato in decimale dalla stringa: R215, G12, B76, che in binario diviene 11010111 00001100 1001100 (ho messo il carattere “spazio” solo per separare i tre bytes) e in rappresentazione esadecimale : d70c4c. Per convenzione (cioè per aiutare noi umani) si pone il simbolo “#” all’inizio delle stringa esadecimale.

Ora potete inserire in qualsiasi programma di grafica, stampate, monitor, macchina fotografica la sequenza esadecimale d70c4c che otterrete sempre il medesimo colore!

E’ chiaro, vero, che il numero binario 1100 equivale all’esadecimale D7? Difatti 1101 è uguale a 1×2 (potenza 0) (valore 1)+ 0 x 2 alla 1 (che è uno) (valore zero)+ 1×2 alla 2 ( che è 4) + 1×2 alla 3 (che è 8) che vale appunto ad 8. Quindi 1+0+4+8 = 13. Numero che abbiamo detto, per convenzione in decimale, essere rappresentato dal carattere “D”.  Di contro 1111 è uguale ad F. F rappresenta appunto un gruppo di quattro bit tutti ad 1.

la matematica della fotografia
la matematica della fotografia

Nella figura riportata sopra (lo screenshot di photoshop) si vede chiaramente in alto a destra il plugin di OSX COLOR PICKER PRO che punta al colore grigio della coda della rondine che rappresenta il mio logo. Chiaramente è un colore grigio, difatti i valori rosso, verde e blu sono identici. Essendo poi molto levati (229 decimale) sono molto vicini al bianco puro.  Color Picker riporta sia il valore decimale che quello esadecimale per il medesimo colore.

 

 

 

© Roberto Salvatori PH tutti i diritti riservati.

E’ vietata la riproduzione anche parziale del presente documento senza l’autorizzazione dell’autore.

fotografare le fedi

Come fotografare le fedi.

Il fotografo professionista oggi deve trovare nuove soluzioni per coinvolgere il propri clienti. Come fotografo di matrimonio, da sempre, propongo la fotografia degli anelli.

Non sempre gli sposi sono in grado di avere con qualche giorno di anticipo sul matrimonio le loro fedi. Di conseguenza per dare loro un ricordo è necessario fotografarle durante il rinfresco. Molte spose però sono combattute tra il desiderio di avere una bella foto degli anelli e la necessità  di sfilarli dal dito: non lo vorrebbero proprio fare. Naturalmente, per me, il fotografo, è molto più comodo fotografare “in laboratorio”.

Oggi ho dedicato qualche ora allo scotto degli anelli di una coppia che si sposerà  il prossimo 15 luglio 2017. Le fedi le hanno da parecchio tempo: sono un regalo del natale scorso del futuro sposo. Magnifico pensiero.

Foto in “laboratorio”.

Dico in laboratorio perchè ho modificato per l’occasione la struttura della sala di posa per ritratti. Difatti ho ripreso lo sfondo bianco e l’ho adagiato su uno sgabello abbastanza alto. Alto così da mettere il soggetto proprio di fronte all’obbiettivo.

Spesso, appoggio gli anelli su una pietra dura e lucida così da creare un riflesso delle fedi. In questo caso ho provato prima con l’onice silicea, che ho poi scartato perchè troppo scuro, poi con onice alabastrite di colore chiaro.

Gli anelli scelti dagli sposi sono in oro banco, di conseguenza l’onice chiara li fa risplendere meglio.

Per l’illuminazione ho scelto i flash da studio. Due soft box, private della naturale griglia nera che uso nei ritratti ed un beauty dish. Le soft box le ho posizionate ai lati destro e sinistro dello sgabello. Di fronte la camera e in alto il beauty dish.

Ho posizionato gli anelli in modo che il nome degli sposi (scritto all’interno) potesse essere leggibile.  L’anello grande dello sposo adagiato sull’onice a destra. L’anello piccolo della sposa sovrapposto per un terzo a quello dello sposo. Ambedue hanno le scritte rivolte all’obiettivo, in modo che possano essere leggibili.

Settaggi della macchina fotografica.

Ho usato la Nikon D800-e su cavalletto. Un obiettivo Nikon 200/70 f2.8 e un tubo di prolunga per la gestione del macro. Il tubo di prolunga che ho usato ha un perfetto attacco Nikon, di conseguenza si adatta perfettamente all’obiettivo ed alla macchina garantendo tutte le funzionalità  elettroniche. Ho fatto alcune prove, inizialmente con un tubo da 20mm, poi con quello da 36mm. Il 36mm si è dimostrato il migliore, anche se ha generato una evidente vignettatura. Nella foto finale ho lasciato la vignettatura perchè non mi dispiaceva come effetto generale della foto.

Ho posto la macchina a circa 40 cm dagli anelli. Ho scelto una vocale molto chiusa per avere la massima profondità  di campo: f22. Il tempo, in modalità  manuale ad 1/250 sincronizzato con i flash. Perciò ho dovuto alzare gli Iso a 400, per avere una esposizione corretta.

Postproduzione.

Utilizzo di solito il software Capture One, in collegamento diretto con la macchina fotografica. Vedo così immediatamente la resa della foto. Capture One, mi permette anche di eseguire le regolazioni del caso (diaframma ed Iso) direttamente della workstation. Le foto scattate sono venute così bene che non  è stata necessaria alcuna modifica  in post produzione.

O meglio, ad essere sinceri, un ritocco è stato fatto. Il sensore della mia D800 ha un po’ di polvere sul lato alto a destra. Quindi una passatina in Photoshop è stata necessaria per cancellare le piccolissime macchiette di polvere. Non sono state eseguite altre regolazioni e modifiche. Usando un diaframma molto piccolo: il più piccolo per l’obiettivo usato (F22) ho forzatamente creato una notevole profondità  di campo, che ha reso evidenti anche le piccole particelle di polvere depositate sul sensore. Queste sono praticamente invisibili con diaframmi 4 o 5,6.

Riporto di seguito le due foto consegnate agli sposi. La prima con gli anelli sovrapposti e la scritta dei nomi degli sposi leggibile. La seconda con gli anelli sistemati nuovamente nella loro custodia.

Precauzioni e suggerimenti.

Da anni lavoro in still life. Di conseguenza ho imparato tutta tan serie di accorgimenti per evitare situazioni difficili da gestire in seguito, anche con la post elaborazione. Prima di tutto quando lavoro in “laboratorio” sto molto attento alla polvere. Di conseguenza, la prima cosa che faccio è spegnere completamente l’aria condizionata o il riscaldamento, per evitare la circolazione dell’aria che trasporta la polvere.  Inoltre lavo con l’alcool o altro solvente le pietre dure su cui poi appoggio gli anelli. In precedenza ho anche pulito bene lo sfondo bianco per evitare soprattutto la polvere che esso trattiene. Poi posizionata la macchina fotografica, mi metto un paio di guanti: quelli da “chirurgo” per intendersi. Con i guanti prendo gli anelli, li pulisco e li deposito sull’onice per le riprese.

Ultimo accorgimento, anche se scatto con tempi molto rapidi (un duecentocinquantesimo di sec.) utilizzo un cavo di prolunga per lo scatto. In questo modo sono sicuro che non muoverò nulla e che potrò stare abbastanza discosto dal soggetto fotografato. Di conseguenza eventuali riflessi dovuti alla mia presenza o ai miei abiti vengono completamente evitati.

 

© Roberto Salvatori, tutti i diritti riservati.

E’ fatto divieto alla copia anche parziale dei contenuti di questo documento senza l’autorizzazione dell’autore.

Per maggiori informazioni sulla fotografia di matrimonio vi prego di visitare il sito: http://www.robertosalvatori.com/W3

Foto di matrimoni

ESSERE FOTOGRAFO DI MATRIMONIO RICHIEDE MOLTE RISORSE.

 

Risorse di tempo, soprattutto. Esistono due categorie di fotografi di matrimonio. Escludiamo comunque quelli improvvisati. C’è il fotografo che gestisce tutto a 360 gradi. Ed io appartengo a questa categoria. Poi ci sono i fotografi ingaggiati da grandi organizzazioni. Queste sono agenzie fotografiche, hanno molti dipendenti, soluzioni bloccate e meritano un discorso a parte.

Un’impresa impegnativa.

Il fotografo tuttofare, sta lavorando da tempo per il matrimonio di cui ha appena ricevuto l’ingaggio. Ha gestito il suo sito internet ed i vari social, strumenti indispensabili, oggi, per avvicinarsi ai clienti. Ha poi dovuto gestire i “leads”. I “leads” sono le opportunità di lavoro che si presentano. Non sono ordini, sono solo richieste di offerta. Una buona statistica ci dice che su 10 leads uno diventa ordine. Il lettore si immagina la mole di lavoro necessaria per ottenere un ordine.

E’ questa in assoluto l’impresa più impegnativa.

La cerimonia.

Finalmente giunge il giorno della cerimonia. Prima però molte altre cose, che impegnano la risorsa tempo, sono successe. Il giorno in cui hai avuto l’ingaggio certamente dai dedicato da una a due ore ai futuri sposi. Prima ancora sei stato contattato telefonicamente o via mail ed hai fornito informazioni. Hai prodotto una proposta che certamente non è un copia incolla identico per tutti i clienti. Ciascuna coppia è diversa. Tu ti sei differenziato dagli altri perché ascolti. Quindi, hai dedicato risorse e tempo per “customizzare” una proposta coerente con le richieste ed i “needs” della coppia.  Insomma hai già dedicato parecchio tempo a questi sposi.

Non scordiamo che il giorno prima della cerimonia, alcune ore sono state dedicate alla preparazione del materiale fotografico. Pulire le macchine e gli obiettivi. Preparare le borse e caricare tutte le batterie. Fare un inventario, non frettoloso, di tutto il materiale da portare. Flash, telecamere eventuali stativi e riflettori. Tutto.

Il giorno del matrimonio,

tu ed un’altra risorsa dedicherete l’intera giornata a queste persone ed ai loro invitati. Ho detto tu ed un’altra risorsa. L’ho detto perché ritengo sia da incoscienti dedicare un solo fotografo all’intera cerimonia. Io lavoro sempre ed esclusivamente in coppia. Significa avere attrezzatura doppia. Se qualcosa si guasta c’è sempre l’altro. Inoltre una cerimonia è piena di eventi.  Sono accadimenti improvvisi e veloci. Diciamo spesso, noi fotografi, che la “sposa si precipita correndo verso l’altare”. E’ un attimo che il solerte amico si frapponga tra la nostra macchina fotografica e gli sposi. Io ho tante fotografie di telefonini con dietro sembianze di sposi. E’ un attimo, che modificando i settari della macchina per meglio riprendere lo scambio degli anelli,  si è perso il momento magico. Siamo umani e può succedere. Comunque c’è il nostro partner che per fortuna ha registrato tutto.

Dalla cerimonia, o meglio dai festeggiamenti, tornate a casa stanchi e spesso a notte fonda. Non avete lavorato solo otto ore, ma molte molte di più. Forse c’era un tavolo per lo staff, e qualcosa avete mangiato, ma non sempre capita, salvo che non lo chiediate espressamente in fase contrattuale.

foto matrimoni

La post produzione.

Ed eccoci al dopo. Prima cosa da fare è scaricare tutte le foto, trecento o tremila che siano. Poi vanno eseguiti i back up e messe tutte le foto in sicurezza. Ricordiamoci che il 60 o 70 per cento degli scatti è avvenuto in modalità “reportage”. Non si è badato troppo alle regolazioni, ai settaggi, ed alle inquadrature. Il fotografo le cura sempre, le inquadrature. Lo so. Ma il fotografo non controlla, gli ospiti e una zia o un amico che viene a trovarsi sempre di lato alla sposa, magari tagliato a metà, c’è sempre. Allora, bisogna “croppare”, o meglio ritagliare la foto. Tante sono le regolazioni da eseguire: bilanciare il bianco, valutare e migliorare la luminosità ed il contrasto. Esaltare, se necessaria, la gamma dinamica. E poi, non ultimo per importanza, eseguire una giusta selezione delle fotografie. Dovete scegliere tra quella della sposa con gli occhi chiusi, ma in un contesto eccezionale e quella dello sposo ad occhi chiusi in un contesto anch’esso eccezionale. Direte: la sposa, voi. Beh qualche immagine bisogna pure concederla allo sposo!

Poi condividere.

Terminato il lavoro di post produzione, in un modo o nell’altro va condiviso con gli sposi. Non potete dare loro decine di gigabyte di foto su una chiavetta. Non le vedranno mai. E’ necessaria una attenta analisi delle foto a vostro dire migliori. E consegnare agli sposi il gruppo di foto provino. Vi sono molti metodi e molte opzioni. Ne parleremo in un prossimo post.

Poi Stampare.

Infine dedicherete parecchio tempo alla stampa delle fotografie. Ci sarà un’ulteriore selezione: un book non può contenere più di 80, 100 immagini. La preparazione dell’album, l’eventuale correzione delle pagine ed infine la stampa.

Per concludere, anche se non percepito dal cliente, il tempo dedicato ad un singolo matrimonio è tantissimo.

 

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