January 2017

Corso di fotografia – Rembrandt Lighting

La vita di Rembrandt

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque il 15 luglio 1606 a Leida nei Paesi Bassi. Da ragazzo frequentò la scuola di latino e si iscrisse quindi all’Università di Leida, anche se secondo un contemporaneo mostrava già un grande talento per la pittura: ben presto venne messo a bottega da uno dei pittori storici di Leida, Jacob van Swanenburgh. Dopo un breve ma importante periodo di apprendistato ad Amsterdam con il celebre pittore Pieter Lastman, Rembrandt aprì uno studio a Leida, che condivise con l’amico e collega Jan Lievens. Nel 1627 Rembrandt iniziò ad accettare a sua volta degli apprendisti, tra i quali Gerrit Dou.

 

Nel 1639 Rembrandt si trasferì in una casa a Jodenbreestraat, nel quartiere ebraico, che è stata poi trasformata nel museo Rembrandthuis. Fu lì che Rembrandt spesso fece posare i suoi vicini ebrei per usarli come modelli per i quadri che rappresentavano scene dell’Antico Testamento. Gli esperti dell’inizio del XX secolo sostennero che Rembrandt avesse realizzato più di 600 dipinti, quasi 400 incisioni e circa 2.000 disegni. Studiosi di epoca successiva, dagli anni sessanta ad oggi (guidati dal Rembrandt Research Project), non senza discussioni, hanno ridotto il numero delle opere sicuramente a lui attribuibili a 300 dipinti.

 

Tra le più importanti caratteristiche della sua arte ci sono l’uso del chiaroscuro e il sapiente e scenografico sfruttamento della luce e delle ombre derivato da Caravaggio, ma adattato per i suoi scopi personali, l’abilità di presentare i soggetti in modo teatrale e realistico senza il rigido formalismo spesso presente negli artisti suoi contemporanei ed un’evidente e profonda compassione per l’uomo, senza preoccuparsi della sua ricchezza o età.

 

Durante il periodo che Rembrandt trascorse a Leida (1625-1631) l’influenza di Lastman su di lui fu molto evidente. I suoi dipinti sono di dimensioni piuttosto ridotte ma presentano una grande ricchezza di dettagli .Affronta principalmente temi religiosi ed allegorici. Nei suoi primi anni ad Amsterdam (1632-1636) iniziò a dipingere scene drammatiche tratte dalla Bibbia o dalla mitologia di grande formato e dai colori molto contrastati. Cominciò anche ad accettare di eseguire ritratti su commissione. Verso la fine del decennio 1630 eseguì alcuni quadri e diverse stampe di argomento paesaggistico. Questi paesaggi spesso accentuavano la forza drammatica della natura, rappresentando alberi sradicati e cieli tetri e minacciosi. Dal 1640 il suo stile diventò meno esuberante ed adottò toni più sobri, come riflesso delle tragedie personali che stava vivendo. Nel decennio successivo lo stile di Rembrandt cambiò nuovamente: i suoi dipinti divennero di maggiori dimensioni, il colore si fece più ricco ed intenso ed i colpi di pennello più evidenti e pronunciati. Con questi cambiamenti Rembrandt prese le distanze dai suoi primi lavori e dalla moda del tempo che al contrario tendeva verso opere formalmente più curate e ricche di dettagli. Nel corso degli anni, pur continuando ad eseguire quadri ispirati a temi biblici, spostò la sua attenzione dalla scene di gruppo ad alta intensità drammatica a singole figure più delicate e simili a ritratti. Nei suoi ultimi anni Rembrandt dipinse i suoi autoritratti più riflessivi e introspettivi.

 

Illuminazione Rembrandt

 

L’illuminazione Rembrandt è una tecnica di illuminazione usata principalmente per la realizzazione del ritratto i studio. E’ caratterizzata da un triangolo illuminato sotto l’occhio del soggetto, dalla parte meno illuminata della faccia.

 

Come ottenerla

 

rembrandt_lightingPer ottenere l’illuminazione alla Rembrandt, generalmente la luce principale è posta in alto su una parte della facciata; la luce secondaria (o un riflettore) è posto a metà altezza e sull’altra parte della facciata, impostata su circa la metà della potenza della luce principale; il soggetto viene posto ad angolo rispetto alla videocamera, in modo che la luce principale gli illumini la parte lontana della faccia.

La luce principale crea una forma triangolare o a diamante sotto all’occhio. Una parte della faccia è illuminata bene dalla luce principale, mentre sull’altra parte della faccia c’è un’interazione di ombre e luce (chiaroscuro) che crea questa forma geometrica sulla faccia.

Il triangolo non dovrebbe essere più lungo del naso e non più largo dell’occhio. Questa tecnica può essere ottenuta impercettibilmente o molto radicalmente alterando la distanza tra il soggetto e la luce e la relativa energia della luce principale e di quella secondaria.

Esempi

 

 

 

rembrandt lightingrembrandt lightingrembrandt lighting

Filtro Passa Alto

Filtro Passa Alto – High Pass Filter

Vari prodotti software aiutano il fotografo nella post produzione delle fotografie soprattutto nel migliorare la nitidezza o sharpening, parola inglese molto utilizzata perché rende meglio, anche onomatopeicamente, il concetto di incisività dell’immagine. Il miglioramento dello sharpening lo ritroviamo in Photoshop, in Lightroom, in Capture One ed in altri programmi di editing. Vi sono anche filtri specifici che migliorano l’immagine rendendola più nitida. Alcuni molto sofisticati, come il PPW di Dan Margulis.

Qui vorrei mostrare una sequenza di operazioni Photoshop che usando il filtro passa alto di questo programma permette di ottenere in pochissimi passaggi immagini molto ben definite, che non appaiano “elaborate meccanicamente”.

filtro-passa-alto Filtro Passa Alto:  accentua passaggio.

Nell’edizione italiana di Photoshop CC il filtro passa alto  (High Pass Filter) è denominato “accentua passaggio”.  Il filtro agisce evidenziando le transizioni ad alta frequenza dell’immagine, ossia i margini di separazione (che passano repentinamente da una gradazione all’altra), mentre lascia invariate le altre zone.

Il filtro si trova in Filtro > Altro > Accentua Passaggio

 

La prima cosa da fare è DUPLICARE (  command + J ) il livello di sfondo.

Quindi con evidenziato il livello duplicato si seleziona Filtro > Altro > Accentua Passaggio

Come da figura si apre una finestra in cui l’unico parametro modificabile con lo slider è il raggio.

Consiglio di agire sul raggio sino ad ottenere un’immagine visibile nei contorni ma non ancora colorata. Aumentando il raggio il l’immagine prende sempre più colore. Mantenersi sulla soglia.

Quindi si imposta  il Metodo di Fusione in “sovrapponi” o Overley  nell’edizione inglese.

Il risultato è un’immagine molto acuta ma senza eccessi come potrebbe avvenire usando metodi diversi.

Ecco il risultato finale:

 

 

 

filtro-passa-alto

Fotografia Bianco Nero

Ed eccoci alla seconda parte dei Ritratti In Tricromia.

Qui Vi espongo il processo di sviluppo che sto utilizzando. Lo illustrerò passo passo con anche alcuni esempi visuali. Viene utilizzato il metodo noto come GORMAN HOLBERT.

 

Ecco l’immagine di partenza. Possiamo ritenere che il colore porpora dei fiori sul lato sinistro disturbino lo sguardo che invece vuole concentrato sul volto della sposa.

 

L’immagine originale è a Colori. 255 toni di rosso, 255 toni di verde e 255 toni di blu. La prima operazione è quella di riportare in LAB (luminosità, spazio A e spazio B) il metodo colore. Il canale L o luminosità risultante è un perfetto canale in Bianco Nero o meglio contiene tutti i 255 toni di grigio.

Ora cambiando metodo di gestione del colore trasformiamo l’immagine in bianco e nero. I comandi sono: Immagine > Metodo > Scala di Grigio.

Photoshop richiede di affermare la correttezza del comando poiché i canali colore A e B verranno soppressi. Naturalmente gli si dice di si. Ottenendo un’immagine in soli toni di grigio con un unico canale.

Il passo successivo è quello di selezionare solo i toni di grigi, in modo da gestire solo questi con un ulteriore colore.  Per selezionare i toni di grigio è sufficiente premere il tasto “command” su MAC o ALT su Windows e contemporaneamente fare clic con il mouse sul canale L.

Abbiamo così selezionato con un clic (command + clic muse sul canale L) i toni di grigio alti (cioè più luminosi), ora con il comando “inverti” si selezionano solo i toni di grigio più bassi cioè meno luminosi. Questi verranno colorati nelle fase successiva. Il comando inverti si ottiene da tastiera con la combinazione Command+ Maiuscolo + (da Mac) I,  oppure Selezion> Inversa.

Ora, conservando la selezione dei toni di grigio scuri, si modifica il metodo colore dell’immagine in RGB. Al solito: Immagine > Metodo > Colore RGB.

Tornado a i canali/tracciati si seleziona il livello dello sfondo e con il mouse in basso a destra si seleziona “TINTA UNITA”

In seguito all’ultimo comando “crea nuovo livello” e “tinta unita” si apre una finestra di dialogo colore. Potete scegliere il colore che desiderate. Io ho preferito il verde nella tonalità indicata in esadecimale da #297215.

Si sceglie  il colore e si seleziona “OK”. Nella finestra livelli a destra compare un nuovo livello composto di due parti: a sinistra l’icona colore ed a destra l’icona del livello con la selezione dei grigi che ora sono stati colorati. Sopra i due livelli compare una finestra in cui c’è  la selezione del METODO DI FUSIONE “normale”. Si cambi il METODO DI FUSIONE in “moltiplica” – si tratta di un metodo di fusione che raccogli egli elementi o pixel scuri di ambedue i livelli (sfondo e riempimento colore) , il metodo scurisce l’immagine restituendo transazioni morbide ape i contorni e le ombre. Noterete subito la differenza.

Per accentuare la nitidezza dell’immagine è possibile iterare l’ultimo passaggio duplicando il livello di “riempimento colore”. Lo si fa anche via tastiera con i tasti Command ( o Control) + J.

Al nuovo livello possiamo modificare leggermente il colore e comunque modificare il Metodo di fusione. Consiglio il metodo “sovrapponi” che agisce sulla luminosità dell’immagine moltiplicando i pixel scuri schiarendo quelli chiari. Si tratta di un metodo di fusione decisamente pesante per ciò è indicato agire sullo slider dell’opacità di questo livello riducendola al 25-30%.

Ultima fase e qui dipende dal gusto personale , si può usare il filtro “accentua passaggio”. Lo si trova il Filtri > Altro > Accentua Passaggio. La sua caratteristica è quella di agire evidenziando le transizioni ad alta frequenza dell’immagine, ossia i margini di separazione (che passano repentinamente da una gradazione all’altra), mentre lascia invariate le altre zone.

Il risultato è quello di ottenere dei contorni molto più nitidi a scapito del resto dell’immagine che viene come velata e resa leggermente più grigia.

 

Il risultato finale dell’immagine è questo:

 

© Roberto Salvatori tutti i diritti Riservati.

 

Link alle foto: www.robertosalvatori.com

www.robertosalvatori.com/ritratti

Biografia su Web:

http://www.cultor.org/bn/GH.html

https://www.nikonclub.it/forum/index.php?act=attach&type=post&id=182808

http://blackandwhitedigital.com/wp/wordpress/

https://discuss.pixls.us/t/gorman-holbert-grayscale-conversion/395

https://cultorweb.wordpress.com/2013/09/15/fotografia-metodo-di-conversione-in-bianco-nero-gorman-holbert/#comment-1253

Ma una ricerca accurata su GOOGLE fornisce parecchi link ed utili descrizioni del metodo qui illustrato. Ringrazio tutti gli autori per le utili descrizioni.

Blog

STUDIO FOTOGRAFICO ROBERTO SALVATORI

 

Buon giorno a tutti i miei visitatori.

 

Qui riporto lo spazio  dove condivido esperienze, pensieri, consigli, spunti, riflessioni e passione per la fotografia, con tutti quelli che avranno piacere di seguirmi…

Ho aggiunto una sezione con la “Storia della Fotografia”, una relativa a progetti fotografici ed ai corsi, ed una sulla fotografia a 360 gradi che tanto interessa Google Street View.

 

 

Seguitemi!!

Roberto Salvatori

Ritratti in Tricromia

REALIZZARE RITRATTI IN TRICROMIA

Il 2017 è un anno che si apre con una tendenza al gusto dell’antico e del vintage. Come fotografo professionista e come ritrattista percepito dai miei clienti un crescente interesse per le immagini in Bianco e Nero.

Non tutte le fotografie sono adatte al Bianco e Nero. Ma essendo un ritrattista, e lavorando prevalentemente in Studio attrezzato, ho l’opportunità di creare ogni volta lo scatto che è perfetto per il Bianco e Nero.

Probabilmente è parte della fisiologia del cervello umano prediligere forme molto semplici ed immediate. Appunto quelle che il Bianco e Nero ci forniscono. La nostra mente guarda l’immagine e ricostruisce tutti i particolari, basandosi solo su una percezione iniziale. Probabilmente questo processo (ma dobbiamo coinvolgere psicologi e fisiologi per considerare realistica questa illazione) fa sì che l’oggetto piaccia. Piaccia di più.

Bene partendo da questo concetto il problema che mi sono posto come professionista dell’immagine è “come fare per non essere ripetitivo e per non fare apparire le mie fotografie identiche a quelle scattate da qualsiasi altro professionista”.  Voi mi direte che tutto avviene in fase di scatto. Vero ma non è sufficiente. Difatti oggi qualsiasi professionista dell’immagine ha a sua disposizione strumenti informatici che permetto di gestire con estrema facilità e rapidità il processo di sviluppo, ottenendo perfette immagini in Bianco e Nero. Il problema centrale che mi pongo è che tutti i professionisti , o quasi, hanno a loro disposizione gli stessi strumenti informatici. Lightroom e Capture One, programmi che vengono usati prevalentemente per la post produzione e la catalogazione delle foto, hanno alcune funzioni particolarmente semplici ed immediate per realizzare foto artistiche. Non sono poche le funzioni disponibili ma chi le usa rischia sempre di cadere in un preciso cliche.

Esistono anche altri programmi software o filtri che permettono di ampliare e migliorare la gamma delle funzioni per la post elaborazione delle foto in Bianco e nero o in tricromia. Dal mio punto di vista chiunque abbia la possibilità di accede ai filtri in oggetto può poi modificare le propri fotografie ottenendo quali effetti speciali.

Per sfuggire quindi a questi cliche ed alla ripetitività di questo tipo di produzione, ho cercato alternative che permettessero di gestire il processo di sviluppo passo a passo modificandolo secondo il gusto personale.

Qui non parlerò solo di bianco e nero ma anche di tricromia. Praticamente dalla fotografia scattata a colori, si elimina la componente colore lasciando solo quella in toni di grigio, con l’opzione di lasciare il bianco di colore bianco, il nero nero e le varie tonalità di grigio virate con un colore specifico di nostra scelta. Il risultato è decisamente più accattivante, a mio giudizio, dei vari sistemi omologati che i vari filtri e programmi software ci mettono a disposizione.

Naturalmente pure io userò, ed è inevitabile, un prodotto software ben noto ed utilizzato da tutti i fotografi, ma è estremamente manipolabile e fluido nell’uso che se ne può fare. Parlo di Photoshop.

Domani nel prossimo post Vi mostrerò come operare con un esempio e le varie funzioni attivate passo a passo.

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